Dietologia: Sovrappeso ed Obesità

Sovrappeso e obesità:
Necessita' di uno screening sistematico della popolazione generale

Le cifre parlano chiaro: la prevalenza di obesità e sovrappeso in Occidente è aumentata vertiginosamente negli ultimi 10-15 anni e la necessità di una individuazione precoce di questa condizione nella popolazione generale viene avvertita con sempre maggiore urgenza in quasi tutti i Paesi sviluppati. Negli individui il sovrappeso, e in particolare l'obesità, è associato ad un aumento del rischio di diabete di tipo II, ipertensione, dislipidemia, coronaropatie, ictus, calcolosi della colecisti, ma anche di depressione e di alcune forme di cancro.
Lo screening per sovrappeso e obesità può influenzare la cura del paziente sotto diversi profili. Nell'obeso, una riduzione anche modesta del peso (5-10 % del peso corporeo totale) può influire positivamente su alcune malattie correlate all'obesità sia prevenendone l'insorgenza sia migliorandone il controllo (per esempio, riducendo la quantità di farmaci necessari per la cura dell'ipertensione arteriosa o per il controllo della glicemia nel diabete). D'altro canto, l'identificazione di una condizione di sovrappeso in un individuo peraltro sano può contribuire a promuovere stili di vita idonei a prevenire la comparsa dell'obesità.
Una messa a punto delle linee guida per la classificazione del peso corporeo negli adulti è stata recentemente pubblicata da un Working Group attivo già da alcuni anni in Canada, dove negli ultimi 20 anni la prevalenza dell'obesità è praticamente raddoppiata, portando la percentuale degli individui obesi al 15% con una quota di soggetti in sovrappeso pari al 33% dell'intera popolazione.
Se la determinazione dell'indice di massa corporea (BMI) viene considerata normalmente l'elemento chiave per la definizione di una condizione di sovrappeso (25-29,9) o di obesità ( ³ 30), gli esperti sottolineano però che la combinazione dell'indice di massa corporea con la misura della circonferenza addominale (espressione dell'accumulo di grasso a livello dell'addome) è essenziale per definire il rischio di malattie correlate. I dati epidemiologici ricavati da grandi studi di coorte indicano per esempio che una donna normopeso (BMI < 25) ma con una circonferenza addominale superiore a 88 cm ha comunque un rischio raddoppiato di andare incontro ad una malattia correlata al sovrappeso, laddove un uomo in sovrappeso (BMI: 25-29,9) con una circonferenza addominale superiore a 102 cm ha lo stesso rischio di ammalarsi di diabete o ipertensione di un individuo obeso (BMI > 30) con una circonferenza addominale nei limiti della norma.
I medesimi dati epidemiologici indicano, inoltre, che l'obesità deve essere oggi considerata come un fattore di rischio indipendente per alcune patologie, per esempio le malattie coronariche, e quindi non necessariamente subordinato alla sua peraltro frequente associazione con altri fattori di rischio come l'ipertensione o la dislipidemia. Non solo, ma il monitoraggio del BMI e della circonferenza addominale permette anche di valutare l'evoluzione temporale del rischio: per esempio, se un individuo con ridotta tolleranza al glucosio mostra un peggioramento nel tempo di questi parametri il suo rischio di ammalare di diabete di tipo II aumenta sensibilmente.
Particolare cautela deve essere tuttavia riservata alla interpretazione di questi parametri in alcune categorie e, in particolare, nelle persone anziane (> 65 anni) per le quali sarebbe forse consigliabile, a parere degli studiosi canadesi, un ampliamento del range di normalità del BMI (22- 29), anche in considerazione del fatto che una perdita di peso in questa fascia d'età può facilmente estendersi alla massa magra, comportando di per sé un rischio aumentato di morte.
Una determinazione periodica (almeno ogni due anni) del BMI e della circonferenza addominale è dunque fortemente raccomandata nella popolazione generale, insieme ad una valutazione del rischio globale di malattia che tenga conto, oltre che dei due parametri indicati, di altre determinanti fra cui la presenza di malattie correlate al sovrappeso e gli stili di vita praticati dal soggetto in esame. La valutazione del profilo globale di rischio è, a sua volta, un criterio fondamentale per individuare il livello di intervento necessario, che va dalle semplici modifiche dello stile di vita ad una serie di terapie farmacologiche specifiche.


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